Quello che nemmeno gli Avvocati sanno sulle Strutture Piramidali: facciamo chiarezza una volta per tutte su cosa è, per la legge Italiana, uno schema Piramidale Illegale

Vuoi sapere una volta per tutte cosa è esattamente una catena di sant Antonio, un ponzi o una piramide?

Sei nel posto giusto, avrai da leggere un po… ma finirai questo articolo con le risposte che cerchi!

Scrivo questo articolo, un po, perché nessuno ha mai scritto, in nessun blog, un articolo su come realmente la legge viene applicata al mondo del network marketing, un po, perché sono stufo marcio di gente che si riempie la bocca con “ignorantate” e frasi del tipo:

  • “Truffa!!”
  • “Si guadagna sugli altri, allora è una piramide!”
  • “Se guadagni sul fatto che gli altri mettono soldi è illegale!”
  • “Ah ma è un Multi level: è illegale!”
  • “Visto che nei network bisogna entrare con dei soldi è una catena di Sant Antonio”
  • Eccetera…. eccetera… eccetera…

Si le truffe esistono, eccome!

Ma il paradosso dei Network Marketing, che noto troppo spesso, è questo: “Le cose serie vengono additate come truffe; le truffe vere, invece, passano inosservate”

Ma torniamo a noi, sappiamo che l’ignoranza è come l’erba cattiva ed è davvero difficile debellarla, anzi, l’erba cattiva non muore mai, però questo articolo è davvero una pietra miliare per quello che riguarda la conoscenza del settore del Network Marketing e con un filino di sfacciataggine, posso tranquillamente dire che:

Da qui in poi, chi è ignorante, rimarrà tale, chi invece sarà in grado di capire quanto vi è scritto (e magari approfondire) potrà vedere il mondo con un occhio diverso e non gridare alla “TRUFFA” qualsiasi cosa che respira.

Dovrai permettermi di rispolverare la mia vecchia laurea in Giurisprudenza perché le risposte a tutte le mie domande le ho trovate proprio in un libro giuridico davvero completo, che vedi qui:
Visto che si tratta di temi giuridici, potrei essere un filino tecnico, se lo sono, ti chiedo di commentare qui sotto (evitando esempi concreti e nomi di aziende) se qualcosa non è chiaro, sarò felice di risponderti.
Permettimi di fare un’altra premessa dovuta, parlando di alcune situazioni dove spesso, troppo spesso, si grida “AL LUPO, AL LUPO” senza troppa cognizione di causa.
Ma attenzione!
Non dico che tutto quello che viene scovato, scoperchiato da queste trasmissioni o da altri siti, o da blog sia tutta roba sensazionalistica fine a se stessa, sia chiaro (molta lo è, ma non tutta).
Dico che, purtroppo, troppo spesso le conclusioni, nel bene e nel male, sono basate su supposizioni personali, ricerche troppo superficiali, un modo di lavorare inquisitorio (che fa tanto “notizia”) basato chiaramente su sana ignoranza e strumentalizzazione della realtà per fare audience.
Infatti, la strategia di queste trasmissioni è quella di sparare nel mucchio, dire che sono tutte truffe, e per la regola delle probabilità, una ogni tanto una, è davvero una truffa.
Poi, un altra menzione va sicuramente data a chi, on line, senza nemmeno il coraggio di mettere il proprio nome e cognome, ma firmandosi con nomi del tipo: Stellina16, Banana11, Orsacchiotto3 o OcchidiFata o roba simile, si diletta a sentenziare nei blog, su Facebook, nei forum gridando al complotto, alla truffa… insomma i classici fantomatici “leoni da tastiera”.
Tra l’altro fra i “leoni di tastiera” deve esserci una sorta di attrazione irrefrenabile che, in alcuni siti internet specifici, si assembrano e pare che facciano delle vere e proprie orgie di ignoranza.
In ogni caso, in merito ai leoni da tastiera, ne parleremo in un altro articolo davvero sfizioso; ora iniziamo a parlare di roba seria, meno spassosa e molto più tecnica, anche se, queste premesse erano davvero necessarie.
Per “roba seria” intendo l’unica cosa che ha un valore, quella cosa dove le chiacchiere, le delusioni, le frustrazioni e l’ignoranza delle persone finisce in modo definitivo: la legge.
Partiamo, quindi, dalla legge che regola il settore del Network Marketing e definisce cosa è, e cosa non è. Definisce cosa è un network marketing legale e cosa è una catena di Sant’Antonio illegale.
Il testo normativo lo trovi cliccando qui.
Ah, se non fosse stato chiaro sopra te lo ripeto, non pensare che tutti gli avvocati e commercialisti sanno dell’esistenza di questa legge, anzi, quasi nessuno la conosce, pertanto, anche loro tendono molto spesso a sbagliare.
Pensa, se gli avvocati non conoscono questa legge, figuriamoci i giornalisti, il gabibbo, stellina13 o occhidifata, cosa possono sapere.
La legge in questione è la 173/2005 che regola il mondo del network marketing, ma come succede per ogni legge (sopratutto nel nostro sistema giuridico); quello che viene chiamato “sistema giuridico vivente”, assume forme a volte diverse rispetto alla semplice lettera della disposizione normativa.
Mi spiego meglio, se non hai mai avuto modo di studiare legge: le leggi sono soggette ad interpretazione e applicazione, e molto spesso è la giurisprudenza, che, valutati casi specifici, da alla legge una dimensione realmente applicabile.
Quindi, non basta dare una letta ad una legge per capire in che modo viene applicata, bisogna sempre andare a vedere se ci sono alcune sentenze che sono state espresse a riguardo.
Ed ecco a te, una “compilation” di sentenze (con esempi pratici) che ti schiarirà le idee in modo definitivo:
Partiamo dalla CORTE DI CASSAZIONE.
 
Alcuni casi che in Italia hanno plasmato la legge e ci danno degli elementi interpretativi sono stati: Alpha Club, Tribunale di Torino del 3 ottobre 200 (prima della legge 173/2005) e Tubo Tacker, Corte di Cassazione sentenza 47023 n3 ottobre 2016.
Inutile dire che le sentenze della Corte di Cassazione sono praticamente equiparabili alla legge, ovvero i giudici devono tenere conto di quanto espresso dalla Cassazione in casi simili o fattispecie rientranti nella stessa norma, o meglio spiegato:
“Nel caso delle sentenze della Suprema Corte di Cassazione, parliamo dell’elemento di punta del nostro sistema giurisdizionale italiano e, seppur in misura differente, le sue sentenze (o “pronunce”) restano fonti autorevoli che si possono citare davanti a un giudice.
Questo non significa che il giudice sarà costretto ad applicarle nel caso contingente, ma è molto probabile che egli ne terrà conto perché è consapevole che il suo ignorarle a prescindere, porterebbe in seguito le parti in causa a fare un nuovo al ricorso, per finire così (di nuovo) di fronte alla Cassazione.”
Da queste sentenze emergono diverse interpretazioni della legge molto particolari, e che, se solo, le persone le conoscessero, il 99% delle lamentele che trovi sul web o in tv non avrebbero modo di esistere, Vado quindi nel vivo e porto alla tua attenzione questo passaggio:
“La Corte di Cassazione ribadisce che si tratta di catena di sant antonio soltanto quando il prodotto o servizio non esiste, o è un pretesto per vendere “posizioni” (ovvero chi entra prima guadagna di più) all’interno dell’azienda.”
A seguito di questo, anche la sentenza del 30 maggio 2012 della terza sezione della Suprema Corte si esprime a riguardo (e qui vengono fuori cose interessanti):
“E ritenuta struttura piramidale, Se i partecipanti non svolgono attività di vendita di beni o servizi (perché inesistenti) ma ricevono un beneficio, solo ed esclusivamente, dal reclutamento ovvero il soggetto che si iscrive al sistema non può ottenere nessuna controprestazione (in termini di prodotti o servizi) se non in conseguenza al reclutamento di nuovi soggetti”.
Inoltre, nella stessa sentenza, viene precisato il fatto che, se esistono dei pagamenti di fee d’ingresso, e queste ultime forniscono un servizio o un prodotto non configurano schemi ponzi.
Pertanto, non vi è alcuna condanna sul fatto che si paghino fee d’ingresso se esse sono contraccambiate con un prodotto o un servizio (esclusi prodotti finanziari o di investimento che per legge non possono essere venduti con il network marketing).
Detto questo, se andiamo a confrontare tutte queste sentenze con la legge a cui si riferiscono, ovvero, la legge 173/2005 all’art.5, che dice:

ART. 5.
(Divieto delle forme di vendita piramidali e di giochi o catene)

1. Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o attraverso altri componenti la struttura.

2. È vietata, altresí, la promozione o l’organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, “catene di Sant’Antonio”, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all’infinito previo il pagamento di un corrispettivo.

Possiamo, dire che:
Vi è catena di sant antonio solo se paghi una fee senza ricevere nulla (o ricevendo una posizione aziendale), senza ricevere vantaggi, cose utilizzabili, servizi utilizzabili (NB: dico utilizzabili e non per forza utili) e l’ingresso del business, pagando, semplicemente ti mette “sopra gli altri”.
Cosa intendo per “sopra gli altri”?
Intendo che l’ingresso in un periodo antecedente di un’altra persona, senza regole meritocratiche, permette di guadagnare da tutti quelli che si iscrivono dopo.
Per la Giurisprudenza, quindi, non conta il fatto che, la carriera derivi da reclutamento o da vendita di prodotti, se l’azienda opera in conformità della legge (anche se con dei limiti che poi vedremo).
Questa cosa, peraltro, viene confermata anche dalla CORTE SUPREMA EUROPEA.
E, qui, le maglie si allargano ancora di più, ovvero:
La Corte suprema con una direttiva europea 2005/29/CE, con particolare attenzione al punto 14, diventa molto esaustiva e consente di interpretare le norme in maniera ancora più chiara, infatti, individua l’elemento in cui vi è schema piramidale illegale, ovvero:
“La promessa di un beneficio economico a se stante (quindi non beneficio economico derivante dalla diffusione di un prodotto o un servizio), e questo beneficio arriva solo se vi è reclutamento di altre persone (senza scambio di prodotti o servizi), e la maggior parte delle entrate che consentono all’azienda produttrice di finanziare i corrispettivi promessi ai consumatori non deriva da alcuna attività economica (pura raccolta di denaro e ridistribuzione dello stesso).”
Deve quindi configurarsi, per avere uno schema piramidale, una diretta e univoca correlazione tra contributi dei nuovi entrati e corrispettivi percepiti dai vecchi membri indipendentemente dal loro lavoro.
Altra cosa interessante: La stessa Corte dichiara che l’esistenza di un contributo /feee /quota d’ingresso, se di base vi è un servizio o un prodotto, e con essa si ottiene un servizio o un prodotto, impedisce in ogni caso di rilevare l’indispensabile legame tra contributi dei nuovi entrati e corrispettivi riconosciuti ai vecchi membri.
Quindi, per chiudere il cerchio, la corte suprema ritiene perfettamente legali i sistemi di network che sottendono ad un vero bene o servizio.
Aggiungo, inoltre: che è normale, per chi è in grado di veicolare meglio, il prodotto o servizio tramite il reclutamento, che i guadagni per questi soggetti debbano essere più alti rispetto a chi non lo fa (chi non recluta ha solo il beneficio dell’utilizzo del bene e del servizio).
Pertanto, e altrettanto ovvio, chi acquista con la Fee d’Ingresso un prodotto o un servizio potrà avere il solo beneficio dell’utilizzo dello stesso.
Un altra cosa interessante della corte suprema è questa:
Se il prodotto offerto non dovesse avere successo sul mercato, nemmeno in questo caso si tratterebbe di Catena di Sant’Antonio.
Altre fonti che ci aiutano a completare il quadro arrivano direttamente dall’AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO.
Qui troviamo altri 2 casi: Vemma e Asea entrambi condannati con provvedimenti il 5 febbraio 2014 in riferimento al codice del consumo art.23 comma 1 e della legge 173/2005.
Il primo caso Vemma, condannato perché per avere lo status di cliente vi era l’obbligo di acquisto di prodotto mensile senza possibilità di trovare alte formule per raggiungere questo status.
Il secondo caso perché l’ingresso nell’azienda determinava una posizione chiaramente piramidale tramite un sistema cosiddetto “binario”.
Anche questi casi sono interessanti perché confermano quando detto dalla Corte di cassazione e dalla corte di giustizia europea dandone ulteriore due applicazioni.
Un altra importante fonte di analisi è AVEDISCO.
Avedisco è la associazione che vigila sulla vendita diretta in Italia.
 
Per essere una azienda che lavora secondo le regole di mercato:
“a livello annuale il 50% degli introiti dell’azienda devono derivare dall’utilizzo del prodotto o servizio e un ulteriore 50% possono derivare da Fee d’ingresso etc..”
Concludendo, ti consiglio di passare molto spesso in questo blog perché troverai molti articoli in merito dove andremo più nello specifico e analizzeremo tantissimi temi di questo tipo.

Un articolo, che puoi già trovare, e può sicuramente completare la tua panoramica dell’argomento è questo:

Perché i “network marketing” che ti propongono un Investimento sono fuori Legge e rischiano di essere dei Ponzi.

 Voglio lasciarti con un video, che, sono sicuro, nonostante queste informazioni c’e’ chi si comporterà ancora così.

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AGGIORNAMENTO del 13 marzo 2018
Questo articolo ha destato tantissimo interesse e molte domande mi sono state poste a riguardo, voglio postarne una qui sotto che è molto interessante.
DOMANDA DI UN UTENTE FACEBOOK IN MERITO A QUESTO ARTICOLO

“Enrico buonasera, una collega mi ha suggerito la sua pagina, molto interessante il suo post, e proprio per questo ho alcune domande in merito, considerata la sua preparazione e conoscenza del settore:

A) “La Corte di Cassazione ribadisce che si tratta di catena di sant antonio soltanto quando il prodotto o servizio non esiste”

Nel caso in cui il servizio/prodotto esiste ma si ottengono guadagni ancor prima che si possa utilizzare/consumare con la previsione futura che ciò avvenga?

B) “Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o attraverso altri componenti la struttura”

Quindi se l’incentivo economico primario deriva sull’inserire nuovi soggetti che versano una quota con la previsione (può accadere come non può accadere) di usufruire in futuro di vantaggi economici del servizio/prodotto, è una attività ammessa?

Le scrivo questo perchè sono venuta a conoscenza in questi anni, di tre attività dove il servizio/prodotto esiste (ecco i tre servizi/prodotti di queste tre aziende: 1) Energia e Gas – 2) Carburanti – 3) Acquisti in generale) ma i guadagni arrivano subito prima ancora che sia acquistato/consumato o distribuito il prodotto/servizio grazie ad anticipi su futuri acquisti, ognuno nel proprio settore (possono avvenire come non avvenire qualora i nuovi soggetti decidano in futuro di smettere la collaborazione con queste aziende)

Mi permetto di farle un esempio:
– azienda X che distribuisce Carburante
(qui siamo con una start-up Tedesca)
chi aderisce può decidere di anticipare l’acquisto di un certo quantitativo di Carburante (l’acquisto di carburante per recuperare la cifra anticipata però non corrisponde a tale cifra ma è molto più alta, per recuparare ad esempio 1.000 € dell’anticipo si devono acquistare circa 30.000 € di carburate anche negli anni a venire facendo rifornimento sempre da quella azienda)
Si ottiene però subito un guadagno dal piano marketing grazie allo stesso anticipo fatto da altre persone da lui inserite nel business.
La maggiore parte dei guadagni in questo progetto arriva quindi da somme anticipate per “possibili acquisti futuri” e se verranno fatti oppure no poco importa perchè il guadagno è stato già realizzato grazie all’anticipo di altri nuovi componenti della rete.
E’ legale questo tipo di piano marketing ?”

RISPOSTA DI Enrico Pisani:

“Buongiorno,

Le sue domande avrebbero bisogno di molte altre domande di specifica (e forse di una fattura di consulenza 😉), ma potrà immaginare che non riesco a rispondere in modo così esaustivo a tutti quelli che mi scrivono. Tuttavia con questa breve risposta spero di esserle d’aiuto.

Alla domanda A, la risposta è: dipende dal modello di business dell’azienda.

È ovvio che se il “costo di ingresso” equivale all’acquisto o il pre acquisto di un prodotto o servizio.
Esso, in quanto tale, deve generare provvigioni, quindi se è questo caso la risposta è: si è corretto che questa situazione generi provvigioni. La legge punisce l’assenza di un servizio non l’esistenza di un futuro servizio che viene venduto (anche se andrebbe valutato il caso specifico).

Domanda B, va capita meglio ovvero: l’obiettivo è avere più gente o avere più gente che acquista o pre acquista un prodotto o un servizio?

Ammettiamo che questo servizio esista e sia usufruibile allora le persone coinvolte sarebbero semplicemente “nuovi acquirenti” pertanto direi che è una attività ammessa (anche se, anche in questo caso andrebbe valutato il caso specifico con più elementi). In merito all’esempio che mi ha fatto il pre acquisto ha un valore e si traduce sempre in un servizio (come già spiegato sopra).

La legge sugli schemi ponzi che stiamo prendendo in esame, si pone il problema sul piano dell’inesistenza di un prodotto o servizio, non della sua convenienza, ovviamente. L’utente può decidere di utilizzare o meno un prodotto, ma un futuro acquisto potrebbe tranquillamente equivalere ad un servizio al quale l’utente può accedere.

La legge non guarda se poi il servizio viene utilizzato o meno dall’utente (anche perché è una sua libera scelta, come è una libera scelta l’acquisto dello stesso) quanto più che il servizio esista e sia utilizzabile e fruibile. (Anche in questo caso, comunque, andrebbe valutato specificatamente).

Alla domanda:

È legale questo piano marketing?

La risposta è: sembrerebbe di si (risposta sommaria sugli elementi che mi ha descritto) mi servirebbero molti altri elementi che, non per cattiveria, ma per questioni di tempo non posso valutare per tutte le persone che mi scrivono, pertanto dovrà accontentarsi di questa risposta. Una cosa che potrei consigliarle è capire se l’azienda ha una sede in Italia (se non c’e’ l’ha, andiamo già male).

Collegato al fatto che l’azienda per operare in conformità alla legge deve avere una persona giuridica Italiana; sicuramente avrà anche della documentazione e/o delle certificazioni e/o dei pareri fiscali e legali che attestano la legalità sulla operatività nel territorio Italiano.

Accedendo a questo materiale potrà sicuramente avere tutte le risposte del caso e fugare ogni suo dubbio.”


Puoi trovare in questo blog altri articoli in merito a questo tema:
Se vuoi approfondire il mio particolare punto di vista, sull’interpretazione del network marketing clicca qui: https://pisanienrico.it/networker-a-misura-di-imprenditore/

Enrico Pisani
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